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“Agisci: pensa globalmente, mangia localmente”

Cinque parole che invitano alla riflessione profonda e all’azione consapevole per il cambiamento reale: questo è un atto d’amore per il nostro Pianeta.

Cinque parole che ci ispirano alla ricerca di uno stile di vita ragionevole. Da un po’ di tempo questo concetto ha cominciato a diffondersi e, più precisamente da qualche anno, “sostenibilità” è diventato un termine importante per la società contemporanea, o almeno una parte di essa: quella che ha avuto il coraggio di non distogliere più lo sguardo e sforzarsi di comprendere quanto l’attività dell’uomo stia effettivamente costando alla Terra.

Un prezzo troppo alto, che il Pianeta e i suoi ecosistemi non possono più permettersi.

Non possiamo più continuare in questo modo e ciò è riscontrabile in eventi concreti: lo scioglimento dei ghiacciai, l’innalzamento anomalo del livello dei mari in alcune zone e la scomparsa di corsi d’acqua e bacini in altri casi; l’estinzione di alcune specie animali come le api, ad esempio. Siamo diventati una presenza ingombrante, consumiamo prima ancora che la natura si rinnovi.

Dobbiamo cambiare rotta, dobbiamo essere responsabili, dobbiamo cominciare a vivere in modo sostenibile. È possibile? La risposta è affermativa, perché la sostenibilità è un’educazione mentale applicabile ad ogni aspetto della vita quotidiana.

Il motto citato è la dichiarazione d’intenti dell’Assemblea delle Nazioni Unite che, dal 2016 in poi, ha istituito la Giornata Mondiale della Gastronomia Sostenibile come parte integrante del programma d’azione volto a rispettare gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030.

Alla base di queste volontà c’è una presa di coscienza: il ruolo essenziale che la gastronomia, oggi più che mai, svolge anche in materia di sviluppo sostenibile. In questo campo, infatti, confluiscono anche la produzione sostenibile, il consumo responsabile, la sicurezza alimentare, la salvaguardia della biodiversità, lo sviluppo agricolo.

 

Cos’è la Gastronomia Sostenibile 

È innanzitutto un’impostazione mentale, poi una buona pratica e sicuramente un’ottima abitudine secondo cui la preparazione del cibo – ma anche l’agricoltura, l’allevamento e la pesca che poi sono pratiche annesse – viene realizzata tenendo conto della preziosità di ogni risorsa naturale, cercando quindi di limitare o evitare gli sprechi e senza arrecare danni all’ambiente. Si rispettano gli ecosistemi, si ha cura del Pianeta.

Ci sono degli accorgimenti specifici per attuare questa buona norma? Sì. Bisogna fare attenzione alla provenienza degli ingredienti, alle modalità di coltivazione, allevamenti, raccolta e pesca; bisogna controllare la tipologia dei percorsi commerciali attraverso cui il cibo arriva nelle nostre case e sulle nostre tavole.

Proprio nel 2020, l’Unesco ha ufficializzato un elenco intitolato 26 Creative Cities of Gastronomy – Alba, Bergamo e Parma per l’Italia – con il desiderio di premiare l’energia pulita per i ristoranti locali, promuovere i valori della gastronomia sostenibile e sensibilizzare l’opinione pubblica.

La FAO, trasversalmente, ha contribuito a questi progetti sviluppando un metodo integrato alla sostenibilità in pesca, agricoltura e silvicoltura.

 

La posizione italiana

Come accennato, anche in Italia la sostenibilità è un argomento di elevata priorità nei piani d’azione dei governi, nell’educazione dei cittadini e nei codici etico-pratici delle imprese.

Dal 2005 è in vigore un obbligo a cui le aziende del settore agroalimentare devono attenersi: garantire la tracciabilità di filiera dei propri prodotti. Se prima se ne sentiva parlare spesso oggi è un elemento indispensabile. Ma cosa vuol dire? La filiera è la rete che include attività, risorse e tecnologie dell’azienda impiegate nella produzione, trasformazione e vendita di un prodotto. Quindi, la rintracciabilità della filiera è quel procedimento che rende possibile risalire alla storia degli alimenti a partire dalle informazioni fornite dalle singole aziende. Di conseguenza, la filiera controllata è quella rete composta di passaggi controllati e rispettosi di un sistema di norme precise.

La differenza del presente col passato è una sola: se in precedenza ci si concentrava esclusivamente o quasi sulla genuinità del prodotto, oggi le regole della filiera controllata servono anche a tutelare l’ambiente.

Inoltre, nel 2020 uno studio nazionale di LifeGate – punto di riferimento sulla sostenibilità in Italia – sullo stile di vita sostenibile come missione faceva ben sperare: circa 36 milioni di italiani si sentivano coinvolti, inclusa la cosiddetta Generazione Z di giovani che manifestano un’educazione sensibilizzata alla sostenibilità e al “pensiero verde”.

Oggi, però, è sempre LifeGate a ricordarci che il COVID19 ha avuto un impatto ritardante anche sull’attuazione di politiche e progetti promotori della sostenibilità in tutto il mondo.

Carpe diem, scegli la sostenibilità e compi anche tu come noi un atto d’amore per il nostro Pianeta!

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